Che cos’è la mappatura emozionale e perché è importante per le città del XXI secolo?
Nell’epoca della mobilità digitale, delle mappe online e delle città intelligenti, spesso attraversiamo gli spazi urbani senza realmente percepirli. Strade, piazze e infrastrutture rischiano di diventare semplici luoghi di passaggio, privati della loro dimensione relazionale e sensoriale.
La mappatura emozionale invita invece a rallentare, osservare, ascoltare e condividere. È uno strumento che aiuta a riscoprire il rapporto tra corpo, spazio e comunità, riportando l’attenzione sulle esperienze vissute, sulle percezioni e sui significati che attribuiamo ai luoghi.
In una città come Milano, caratterizzate da continui cambiamenti urbani e sociali, questo approccio permette di raccogliere punti di vista differenti e di costruire una comprensione condivisa e simbolica del territorio. Attraverso la mappatura di ricordi, emozioni, desideri e criticità, cittadini, progettisti e amministratori possono dialogare su bisogni reali e immaginare insieme il futuro della città.
La mappatura emozionale diventa così uno strumento di cura urbana: una pratica che riconnette le persone ai luoghi che abitano e attraversano, favorendo processi di progettazione più inclusivi, sensibili e radicati nelle esperienze quotidiane.
Perché è importante includere la dimensiona emotiva nell’analisi di un luogo?
Le emozioni influenzano profondamente il modo in cui viviamo e attraversiamo gli spazi. Un luogo può essere percepito come accogliente, sicuro, stimolante oppure come ostile, anonimo o esclusivo. Queste percezioni, spesso inconsapevoli, orientano i nostri comportamenti quotidiani, i percorsi che scegliamo, il tempo che trascorriamo negli spazi pubblici e il senso di appartenenza che sviluppiamo nei confronti di un territorio.
La mappatura emozionale permette di rendere visibili questi aspetti immateriali, aiutando a individuare abitudini, flussi, relazioni, memorie e significati associati ai luoghi. Diventa così uno strumento di ascolto e mediazione tra cittadini, comunità locali e istituzioni, favorendo una comprensione più profonda dell’ambiente urbano.
Legami di Comunità – toolkit
Legami di Comunità è un toolkit di co-mapping sviluppato da Marianna Frattarelli e Dipon Bose per creare una piattaforma condivisa di ascolto, partecipazione e consapevolezza spaziale attraverso la cartografia emozionale. Attualmente, è stato distribuito a un gruppo selezionato di partecipanti, ricercatori, enti pubblici e professionisti attivi nell’ambito della pianificazione urbana e dello sviluppo territoriale.
Il toolkit è stato sperimentato per la prima volta nelle Paludi Pontine, nel Lazio, a partire dal 2018, all’interno di un percorso di ricerca con la comunità Sikh della provincia di Latina. Successivamente è stato utilizzato a Reggio Emilia nel 2025, nell’ambito della conferenza internazionale Placemaking Europe. Nel 2026 è arrivato a Milano grazie alla collaborazione con il progetto Street Good, promosso dalla Camera di Commercio di Milano Monza Brianza Lodi.
Perché una mappatura soggettiva dei quartieri di Milano?
I tradizionali strumenti di partecipazione pubblica — questionari, interviste, incontri e consultazioni — raccolgono dati, opinioni e bisogni della cittadinanza, ma raramente riescono a far emergere il rapporto emotivo che le persone instaurano con gli spazi che abitano. Comprendere come un luogo viene percepito è fondamentale per costruire processi di co-progettazione più efficaci e inclusivi. Le emozioni incidono infatti sulla qualità dell’esperienza urbana tanto quanto gli aspetti fisici e funzionali degli spazi.
In città complesse e in continua trasformazione, dove significative risorse pubbliche vengono investite nella gestione e nel miglioramento dei servizi urbani, è importante affiancare ai dati quantitativi strumenti capaci di raccogliere percezioni, vissuti e conoscenze locali.
In questo contesto, il programma Street Good ha creato una piattaforma di ascolto aperta a cittadini, imprese e istituzioni, favorendo il dialogo sul presente e sul futuro della città. All’interno di questo percorso, il toolkit Legami di Comunità ha contribuito a raccogliere e visualizzare le percezioni dei partecipanti nei quartieri di NoLo, Isola e Sarpi, offrendo una lettura complementare e profondamente umana dei territori coinvolti.
La mappa come strumento di sensibilizzazione e partecipazione pubblica
Attraverso il toolkit Legami di Comunità abbiamo realizzato a Milano tre workshop intitolati Cura Diffusa, un primo esperimento volto a stimolare l’immaginazione collettive e a raccogliere percezioni, esperienze e significati legati agli spazi della vita quotidiana: strade, piazze, percorsi pedonali, attraversamenti e luoghi di incontro.
Il toolkit non è soltanto uno strumento di partecipazione, ma anche un dispositivo di sensibilizzazione civica. Lavorare su una mappa del proprio quartiere invita infatti le persone a fermarsi, osservare, riflettere e prendere consapevolezza dello spazio che abitano. Questo processo favorisce il coinvolgimento attivo dei cittadini e rafforza il senso di appartenenza alla comunità.
Questo approccio può risultare particolarmente utile nell’ambito di politiche urbane legate alla gestione dei rifiuti, alla manutenzione dello spazio pubblico, alla mobilità e alla sicurezza stradale, favorendo una maggiore corresponsabilità tra cittadini e istituzioni.
Per urbanisti, progettisti e amministratori, il toolkit rappresenta inoltre uno strumento capace di intercettare i flussi, le pratiche e le trasformazioni che attraversano quartieri complessi e dinamici influenzati da fenomeni economici, culturali e internazionali.
I tre workshop sul territorio
Prima mappatura a NoLo
Nell’ambito del workshop “Cura diffusa” tenutosi a NoLo, Milano, nell’aprile 2026, i residenti hanno mappato i loro percorsi quotidiani e le loro percezioni di Piazza Spoleto e Via Martiri Oscuri. Gli isolati della città, divisi da strade che si irradiano dalla piazza, comprendono zone residenziali, commerciali e scolastiche. La piazza, frequentata la sera da residenti e utenti esterni al quartiere, ha visto i partecipanti svolgere l’esercizio di mappatura tra le loro attività di svago, mettendo in luce esperienze individuali su un supporto cartografico.


Seconda mappatura in Isola
Nel secondo workshop, tenutosi il 21 aprile presso Stecca 3.0 nel quartiere Isola, la mappatura è diventata un forum per appassionati di design internazionali per discutere della vivibilità del quartiere nel contesto della Milano Design Week 2026. La mappa è stata affissa ai margini di un parco pubblico e messa a disposizione dei residenti per condividere le proprie esperienze.


La mappa ha attirato non solo cittadini milanesi, ma anche molti passanti e visitatori internazionali provenienti da diverse parti d’Europa. I partecipanti hanno condiviso un’ampia gamma di riflessioni basate su indicatori simbolici. Questi indicatori li hanno aiutati a tracciare i loro percorsi, oltre alle percezioni di occupazione, i confini e la sicurezza. Sono stati così mappati anche gli ingressi, le uscite e le deviazioni. Il toolkit ha riunito due gruppi differenti di persone: da un lato chi è impegnato nel pendolarismo quotidiano, dall’altro chi si muove all’interno di un circuito di viaggio annuale. Questo ha consentito a cittadini milanesi e visitatori internazionali di co-creare una mappa collettiva, capace di unire esperienze locali e globali.
Terza mappatura in Sarpi
Nel terzo workshop, svoltosi il 13 maggio nel quartiere Sarpi, il laboratorio di Cura Diffusa ha assunto una forma diversa. Questa volta, un kit di mappatura composto da cinque quadrati, ispirato a un antico gioco da tavolo indiano, il Chaupar, è stato posizionato lungo le vie del quartiere. La mappa di Sarpi era al centro, mentre ai lati erano presentate quattro serie di domande relative a percezioni sensoriali, percorsi, uso collettivo dello spazio e flussi. L’esercizio di mappatura è stato un tentativo tattico di partecipazione pubblica, utilizzando i percorsi pedonali come strumento di placemaking attraverso un’attività basata sulla mappa.


Di seguito sono riportate le immagini delle mappe di restituzione emerse durante gli incontri sul territorio milanese, che riassumono le percezioni, i percorsi e le riflessioni condivise dai partecipanti.

Cura diffusa – Restituzione mappatura emozionale su NoLo
Cura diffusa – Restituzione mappatura emozionale su Isola
Questo testo è stato realizzato in collaborazione con Marianna Frattarelli e Dipon Bose. Qui è possibile consultare la descrizione e il CV del gruppo di lavoro.
